DOLCE ESOTERICA

Serve spiegare quanto è nascosto dentro un'opera, oltre lo sguardo?

La scelta di una tecnica (per chi crea) e la sua conoscenza (per chi osserva) sono funzionali al risultato artistico e al suo godimento?

Scriveva l'Argan: "... la tecnica artistica non è sostanzialmente diversa da quello che si chiama lo stile; come tecnica di ricerca, infatti, si identifica 'in toto' con il processo dell'arte e non soltanto con le operazioni indispensabili al suo realizzarsi."

Ecco questo è il punto: le tecniche che stanno dietro l'opera d'arte hanno da sempre mutato il linguaggio artistico e da questo ne hanno subito condizionamenti in una sorta di reciproca infinita dipendenza.

Se è probabile quindi che l'invisibile sia importante quanto l'apparenza, per entrare nella stanza di questa bellezza nascosta serve la Vostra curiosità; ma curiosare nelle tecniche della ceramica come nelle discipline complesse è come entrare in un ciclo vizioso – esoterico: gli estranei sono esclusi e possono comprenderla solo quelli che, già iniziati, la praticano o la conoscono.
E ancora: conoscere o esercitare l'Arte della ceramica si può ben rappresentare con l'immagine del labirinto della tradizione micenea che, forgiando in questo modo uno dei più potenti miti della storia, collocava in uguale difficoltà e simmetricamente sia l'entrarvi che l'uscirne. Questa difficoltà a entrare o a uscire dal mondo della ceramica la conoscono bene coloro che hanno avuto l'ardire di voler accedere alla sua apparente semplicità e ne hanno poi incontrato gli aspetti complessi e di seguito le infinite strade il cui incanto trattiene per sempre e che fanno della ceramica la materia e l'arte più diffusa nelle culture di ogni tempo.
Entrare in questa Arte è cosa ardua: trae in inganno la sua apparente semplicità e ancora inganna la superficiale promessa di aiutare a sollevare lo spirito o a guisa di terapia come fosse: dipingere, disegnare o fare musica.

Altro è fare ceramica, come Luisella Giobbi: chiudersi nella stanza della ricerca, farne vita e vibrare delle tensioni infinite provocate dal contatto con la materia ancorché delle angosce da orizzonti sconosciuti.
A me ha chiesto di raccontarvi della Sua ceramica e soprattutto delle tecniche che impiega, gli antefatti, il nostro incontro e far comprendere il Suo metodo che è ordine raggiungibile solo con la simultaneità e la soluzione di infiniti controlli e problemi.

Quali sono le tecniche che utilizza? Cosa sono il Raku, le Terre Sigillate e il Raku Dolce ?

Raku è il logo di una dinastia di quindici generazioni di ceramisti giapponesi che conserva ai nostri giorni un affascinante modo di fare Arte Ceramica.
In fondo è il primo metodo per fare cotture di ceramica a forno sempre acceso quindi continuo, come in un forno industriale contemporaneo per piastrelle, ma dentro a carbone rovente, come fosse un ferro da battere, e dove si preleva l'oggetto incandescente per fare posto a quello ancora da cuocere.

Questo metodo fu scelto nel Giappone medievale per dare alle nuove tazze della cerimonia del té (il rito dei Samurai "gentili") il carattere di opera unica. Un piccolo contenitore dalla superficie materica e variegata a imitazione delle facce di un universo che compresso sulla sua forma e sulla sua pelle vetrosa si possa tenere fra le mani. Uno "strano" oggetto, da toccare e guardare assieme, pieno dell'humus della terra a simbolo della filosofia Zen.

Questo modo affascinante di cuocere la ceramica è oggi incredibilmente vivo e ha preso strade infinite. Si può dire che esiste quasi una variante per ceramista: raku americano, raku nudo, raku senza fumo, post-raku o ukar per citarne alcuni; ognuno di questi è il frutto della naturale sovrapposizione delle culture che hanno accettata l’originale tecnica orientale.

Terra Sigillata è un termine oggi diffusamente impiegato nell'arte ceramica per definire un rivestimento lucido ricavato dalla selezione di particelle d'argilla. Per gli storici dell'Arte corrisponde a ceramica decorata a rilievi finissimi ricavati in una matrice con timbri, quindi con sigilli. Si tratta di una vasta produzione diffusa in tutto l’impero romano a partire dal 100 a.C. di oggetti in terracotta rivestita di una sottilissima copertura vetrosa definita di colore "rosso corallo".

Tanti gli artisti che ripercorrono oggi questa strada in una archeologia dei metodi che affascina e porta a nuovi percorsi. Cercare argille, anche nei fondovalle, disperderle in acqua e aspettarne la caduta, catturare al varco le foglioline minerali più lente a cadere e quindi le più piccole, raccoglierle come oro, provarne la vetrificazione al forno e meravigliarsi degli affascinanti rossastri e arancio brillanti. In una contemporaneità dove i colori ormai raramente sono una sorpresa: questi aranci, ricavati dalla sola semplice argilla, ricordo mi apparvero surreali e al contempo straordinari perché assolutamente naturali.

Alla fine degli anni '90, sommando le esperienze attorno al mondo Raku alle quali avevo aggiunto quella delle Terre Sigillate e la conoscenza di artisti come Duncan Ross, Pierre Bayle o Tjok Dessauvage, totalizzai un percorso tecnico - formale che accomunava ma anche modificava questi lontani aspetti e che mi consentiva di vivere un altro Raku.

Il Raku Dolce: dove l’estrazione delle ceramiche viene eseguita a bassa temperatura e quindi non serve utilizzare le argille contenenti granuli refrattari tipiche dei Raku a effetto roccioso-materico, dove le fumigazioni leggere possono essere fatte in segatura di legno senza ingombranti e maleodoranti bidoni e nelle parti del corpo poroso si ottengono etruschi neri lucidi e dove i rivestimenti a effetto spumeggiante - burroso e fessurato del raku americano hanno lasciato il posto all’attica nettezza di grandi craquelé girovaganti su superfici color arancio solare.

Raku dolce che ho iniziato a divulgare attraverso le lezioni all'Istituto d'Arte di Faenza e workshop.
È stato durante una di queste lezioni alla Scuola di Ceramica di Gordola, che la Terra Sigillata e il Raku Dolce sono passati nelle capaci mani di Luisella Giobbi. Lei già ceramista in una di quelle splendide valli del Ticino percorse dai Celti e dai Romani (la collezione di Terra Sigillata del Dazio Grande lo testimonia) ha iniziato la scrittura di una personale pagina con frasi di una tecnologia dei materiali che poco lasciano al caso, con forme a profili infiniti e superfici che gridano coppie di colori.

Il Suo lavoro è un tassello ineludibile di contemporaneo, è frutto della Sua globalizzazione di ceramista (il Suo sito internet lo conferma); il risultato di quanto la presunzione di ricerca del valore passi attraverso una sapiente interpretazione delle tecniche, conoscenza della storia e progetto della propria vita.


Giovanni Cimatti - Faenza, 12 aprile 2002