| Tutto si svolse al Dazio Grande... RODOS-RODI: un percorso iniziatico tra arte, storia e magia Il Dazio Grande di Rodi-Fiesso è un edificio bellissimo: per quanto architettonicamente semplice, ha un fascino tutto particolare dovuto in parte alla sua lunga storia, in parte alla selvaggia dolcezza dell'ambiente che lo circonda. Il che ne fa un luogo adatto per esposizioni e mostre d'arte. Fra queste, spicca per originalità quella organizzata dall'11 maggio al 16 giugno 2002 dalla ceramista Luisella Giobbi, giovane artista nata a Faido e residente a Bellinzona. Uno sguardo alle opere La mostra occupava una delle sale rivolte verso la strada cantonale, cosi' da ricevere la stessa luce che metteva in risalto i prati e le pareti rocciose tutt'attorno: si creava quindi un collegamento fra esterno ed interno, fra spessore e trasparenza, tra natura e arte. E la rifrazione vitrea delle finestre veniva ripresa dai basamenti a specchio su cui alcune opere erano state posate, affinche' i visitatori potessero osservarle sia fisicamente, nella loro essenza materiale, sia virtualmente, nella loro immagine speculare. La carrellata comincia dunque da queste creazioni sospese tra realtà e metafora: sui toni del nero e dell'arancio, sono sferiche e quindi simboleggiano la perfezione, il ciclo vitale, il crogiolo alchemico. Ma l'artista ha creato anche un punto di rottura, là dove le sfere sono aperte, dilaniate a rivelare il loro interno e quindi una ricerca più profonda, quasi a penetrare in un inconscio che attende di essere svelato sia da chi crea, sia da chi osserva.... Accanto alle sfere, ma separate da angoli, da ombre, da basi diverse, si distribuivano altre opere: vasi, ciotolone, lastre. Tre categorie, in apparenza: in realtà pero' qualcosa di diverso. Il richiamo a oggetti funzionali viene qui usato solo per mera comodità: infatti la raffinata bellezza di queste creazioni esaltava il senso estetico, mettendo in secondo piano quello utilitario; le forme, i colori, la leggerezza del materiale evocano un rapporto così armonioso con l'eleganza e la fantasia, da trasformare l'idea di usarli come contenitori in una specie di profanazione. E anche i nomi avevano un loro fascino: il "Laghetto", dai colori come onde, il "Tramonto", in cui la luce gioca con l'oscurità, l'"Equilibrio" dove l'arancio e il nero si compenetrano senza mai annullarsi... Lungo la parete di fronte alle finestre erano invece appese le isole; si tratta di una serie di bassorilievi rappresentanti appunto le isole greche: Santorini, Naxos, Kythira, Lesbo... Queste opere non hanno nulla della pedanteria geografica che ci si potrebbe aspettare: infatti consistono in forme apparentemente semplici (che corrispondono in grandi linee a quelle reali) di colore arancione, con sottili raggere scure a dare l'impressione dei rilievi montuosi e un contorno turchese, simbolo del mare. In un certo senso l'allusione alla Grecia è un ritorno alle origini, in quanto l'arte della ceramica aveva raggiunto laggiù livelli altissimi (basti ricordare il celeberrimo vaso con Achille e Aiace che giocano ai dadi, risalente al sesto secondo a.C.). Un'artista, il suo mondo, la sua ricerca Sì, Luisella Giobbi, ideatrice delle opere e della mostra. Nata nel 1966, è diplomata in commercio e lingue e lavora a Bellinzona. Negli anni '90 partecipa a corsi di ceramica organizzati dal Dipartimento di Istruzione e Cultura del Canton Ticino. Quindi frequenta work-shops a Varese (dal ceramista Francesco Buda) a Faenza (dove ha la fortuna di lavorare con noti maestri, fra cui Giovanni Cimatti) a Braschaat (Belgio), ... seguiti da 8 cicli di studio presso la scuola Güller-Corda di Gordola. Approfondisce poi la tecnica Raku, insegnando nel contempo la sua arte presso la scuola Migros di Bellinzona. Il suo Atelier si trova a Bellinzona, in Via Greina 20, mentre il sito internet è www.luisellagiobbi.com Al suo attivo ha diverse mostre nel nord Italia. La mostra di Rodi è una primizia: la scelta del Dazio Grande è stata fatta sia per motivi affettivi, sia perché il luogo emana un senso di calore, di energia. Luisella Giobbi sceglie personalmente le argille, le fa decantare in acqua piovana in modo che le parti più pesanti si depositino sul fondo, ne ricava la cosiddetta terra sigillata, la lavora e infine la cuoce in forno. Il risultato di tutto questo lavoro è una serie di opere indimenticabili per il loro fascino misterioso. Adriana Rigamonti, Agno |
||||