Fotografie di Luisella Giobbi Gordola, 3 settembre 2002
Cosi' Senno Rikyu, fondatore della cerimonia del tè descrive la sala dei monasteri Zen dove tale evento ha luogo.
Secondo la tradizione orientale, infatti, tè e Buddhismo Zen sono strettamente legati.

Una leggenda narra che Bodhidharma - che portò lo Zen dall'India alla Cina - rimase seduto nove anni in meditazione in una grotta nei pressi di Shaolin. Per non addormentarsi si taglio' le palpebre e nel punto in cui le getto' crebbe una piante di tè.

Al di la della crudezza dell'immagine, tale leggenda ci ricorda quanto il tè aiuti a mantenersi vigili, condizione essenziale nella meditazione Zen. E' per questo che ancora oggi nei monasteri e nei centri Zen di tutto il mondo servire e consumare il tè in silenzio e piena consapevolezza fa parte della pratica
Intrisa di mistero e fascino il rito della preparazione del te verde giapponese rappresenta una vera e propria forma di meditazione dove l’arte esasperata del rito formale e dell’etichetta incarnano alcuni dei valori più pregni della cultura Zen.
Zen e té

La fortuna dello zen è dovuta probabilmente ad una grande semplicità e ad un atteggiamento "rilassato" nei confronti della dialettica mezzo-fine.
La non-definizione classica di Zen di Po-Chang "Quando ho fame mangio, quando ho sonno dormo" ha il fascino disarmante di una verità che però si capisce solo a metà.
Più note dello zen stesso sono le applicazioni dello zen alla vita quotidiana, dalla cerimonia del tè alla calligrafia, dalla progettazione di giardini alle arti marziali. Questo folclore giapponese ha portato alla convinzione che sia "zen" tutto quello che è perfetto, semplice, naturale, ecologico, mentre è vero esattamente il contrario. Lo zen deve e può essere applicato soprattutto alle situazioni difficili, complesse, anche a quelle più artificiali.

La cerimonia del tè, nella sua essenza, è l’espressione sintetica degli aspetti fondamentali della cultura giapponese. In quanto tale si è conservata nei secoli e nonostante l’inevitabile commercializzazione, avvenuta nell’immediato dopoguerra, è riuscita a preservare la sua simbologia al di là dell’innegabile aspetto folcloristico ad essa connesso.Accanto alle scuole tradizionali ne sono nate di nuove ed oggi, a differenza di ieri, sono le donne più che gli uomini a dedicarsi a questa arte raffinata, il cui studio rientra certamente nel curriculum di ogni ragazza di buona famiglia.
Il tè che si usa nella cerimonia non è il comune tè in foglie che si immerge in acqua calda. Si tratta di un tè dal caratteristico colore verde brillante, finemente polverizzato e disciolto in acqua calda con un frullino di bambù. Ne risulta una bevanda densa, leggermente spumosa, da un caratteristico sapore amarognolo assai diverso da quello del tè comune. Uno scrittore cinese lo ha infatti poeticamente definito "spuma di giada liquida".
Il tè simbolizza l'essenza dell'ospitalità e viene servito a ogni ora del giorno: sempre e subito quando si riceve un ospite, ma anche spessissimo per sé o per i propri familiari, senza un motivo preciso né un'ora stabilita, come per creare una più calda intimità. L'aroma del tè accompagna le ore di lavoro e quelle del riposo, i momenti gioiosi e quelli dolorosi, il suo calore riscalda e conforta d'inverno, il suo leggero profumo rinfresca il corpo e lo spirito, nelle umide calde estati giapponesi. Il tè giapponese, al contrario di quelli indiano o cinese che hanno subito processi di fermentazione e sono di colore marrone scuro, non è fermentato, ed è generalmente verde: altamente dissetante si beve sempre senza alcuna aggiunta di zucchero, latte o limone.
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