| LUsucha e il Koicha rappresentano visivamente due momenti distinti della cerimonia e il rituale ad essi associato è infatti diverso. Il Koicha prevede luso di ununica tazza da cui ogni ospite beve solo pochi sorsi. Il protocollo prevede che prima di portare la tazza alle labbra la si ammiri; dopo aver assaggiato il tè ci si complimenti per il sapore e poi si bevano ancora un paio di sorsi prima di passare la tazza allospite vicino avendo accuratamente asciugato con un tovagliolo la parte da cui sia ha bevuto. Finito il giro è possibile che lospite più importante chieda di ammirare nuovamente la tazza per apprezzarne la qualità. | ![]() |
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| Koicha, il tè denso; e Usucha il tè leggero. La cerimonia nella sua interezza richiede molte ore per cui, riservando la cerimonia completa alle occasioni speciali, generalmente ci si limita al solo momento dellUsucha. |
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Nel caso dellUsucha il protocollo, come anticipato, è leggermente diverso. Ogni ospite infatti beve tutta la tazza di tè, poi con le dita asciuga il bordo e si asciuga le mani con un tovagliolo, e restituisce la tazza al padrone di casa che la lava con acqua calda e dopo averla asciugata la riempie di nuovo per servire un altro ospite |
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| La tazza viene data allospite presentando la parte più bella. Lospite a sua volta avrà cura di girarla in modo da non bere dalla parte migliore. | |||||||||||||||||||||||
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| La cerimonia si conclude | |||||||||||||||||||||||
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| Riassumendo La cerimonia si basa sui principi di armonia, purezza, rispetto e tranquillità; gli stessi gesti che vengono seguiti con uno schema rigido rappresentano ognuno un particolare di questi modi dessere delluomo. Come ogni cerimonia che si rispetti anche il luogo svolge un ruolo da protagonista: la scenografia giusta vede una casa del tè molto rustica, dal tetto di paglia e circondata da un lussureggiante giardino, con stanze spoglie se non per le decorazioni (fonte col giardino della conversazione più consona a questo rito): gli ospiti vengono fatti accomodare sui tatami sinchè non si sente il richiamo di un gong che annuncia linizio della cerimonia vera e propria. Dopo essersi risciacquati la bocca, il cerimoniere guida i suoi invitati in una serie di gesti simbolici, apparentemente comuni e umili come lo sciacquio della tazza. Tutta la preparazione e consumazione della bevanda segue delle regole ferree che a molti appaiono alquanto ostiche ma proprio per questo furono considerate un buon allenamento per gli esercizi di meditazione. Infatti inizialmente tale uso nacque presso i monaci buddisti come rinforzante nella loro preparazione psichica, ben presto però divenne uno dei caratteri distintivi dellaristocrazia. In Giappone si possono trovare dei veri e propri corsi per conoscere ed imparare al meglio tale tradizione, elemento essenziale anche dellistruzione dei vecchi samurai; alcuni alberghi offrono fra i loro servizi anche la partecipazione a questa cerimonia, ma occorre sempre prenotare e il tutto avviene alla presenza di pochissime persone. Il tè è rigorosamente verde e non il più conosciuto k_cha (tè nero allinglese). Anche la miscela di tè è molto particolare, si tratta di una farina detta matcha, la cui combinazione con lacqua ( a 60°!!!) darà dopo un lungo lavorio di shacheraggio con una frusta di bambù una condensa spumosa, color pisello, molto eccitante data lalta concentrazione di principi attivi, nulla a paragone col più comune tè verde in foglie detto o-cha. La bevanda va servita in tazze apposite come quelle in ceramica Raku ( create da Ch_jir_), di colore nero o rosso, prive di ogni decorazione, che simboleggiano la negazione del movimento con la loro staticità e semplicità. Ancora oggi comunque tale cerimonia è se non proprio comune per lo meno molto apprezzata dal popolo del Sol Levante, per la sua capacità di rilassamento che trascende dalla quotidianità di Tokyo e dintorni spesso troppo rumorosa e nevrotica. In Italia potete trovare persino dei siti che commerciano gli articoli necessari a tutte le varie fasi della cerimonia, dalla teiera in ghisa alla tazza detta chawan, dal frullino, il chasen, al mestolo chiamato hishaku. Il tè, divenuto cerimonia, si accompagnò a nuove consapevolezze in campo artistico-architettonico e non mancò di influenzare, con il suo amore per la semplicità e la sobrietà, la vita di tutti i giorni. La popolarità della cerimonia nel XVII secolo fu responsabile del grande impulso dato allo sviluppo della ceramica, e in particolar modo a quella usata per i tè. Nacquero molte scuole, ognuna rispondente a dei precisi canoni estetici, ognuna riflettente la filosofia ed il gusto di un particolare Maestro. Le tazze Raku, originarie di Kyoto, furono quelle che incontrarono più successo tra gli intenditori. Esse sono piacevoli al tatto e ispirano serenità nella loro peculiare semplicità ed elegante sobrietà decorativa. Generalmente non sono perfettamente rotonde ma sono fatte in modo da essere tenute con entrambe le mani, come è consuetudine bevendo il tè. Il bordo superiore non è perfettamente liscio ma è ondulato, così da offrire una sensazione piacevole quando portato alle labbra. La base in genere non è invetriata, lasciando così vedere il tipo di argilla di cui è fatta la coppa. Non presentano un motivo decorativo preciso, ma la decorazione è creata dalla invetriata e dal gioco di colori naturali e di contorni. |
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