Raku Dolce

Il raku dolce e' una tecnica che rimanda al raku giapponese per quanto riguarda il procedimento, ossia l'estrazione dei pezzi incandescenti dal forno.

Si diversifica dall'originale in quanto, nonostante vengano impiegati anche qui smalti, cristalline o patine del tipo "Terre sigillate", l'estrazione dei pezzi avviene a temperatura inferiore da quella del raku tradizionale.
Per l'estrazione vengono utilizzate delle pinze in ferro con le punte ricoperte da un tessuto in cotone per evitare di rigare o scalfire le superfici.

Più esaustiva e meno stringata la definizione dell'artista ceramista faentino, padre di questo metodo di cottura, che cito qui di seguito :


IL MIO RAKU "DOLCE"
di Giovanni Cimatti


Ho iniziato a lavorare attorno a una ipotesi di Raku "freddo" alla fine degli anni novanta quando, dopo vent’anni di Raku per diletto, lavorando attorno alle "terre sigillate", grazie anche alla conoscenza di artisti come Duncan Ross, Pierre Bayle e Tjok Dessauvage, ho scoperto la possibilita' di avere l'annerimento delle argille porose anche a bassa temperatura.

Questa scoperta legata alla microporosita' delle argille, mi ha fatto avanzare con successive varianti di metodo che sono tuttora aperte e che ho definito metodo di cottura a RAKU DOLCE.

Ho tenuto ad oggi diversi Workshop su questa mia tecnica e sulle varianti con l'impiego della Terra Sigillata applicabile anche su biscotto e con rivestimenti vetrosi a grandi craquelés in Italia, Svizzera, Belgio e Korea. Cosciente di una divulgazione che mentre sottrae mi ha fatto anche crescere assieme ai miei numerosissimi allievi.

Il mio Raku Dolce si colloca all'interno del cosiddetto Raku Americano, cioe' eseguito con estrazione a caldo dal forno e successiva fumigazione, ma con alcune sostanziali differenze che consentono una radicale diversita' di risultati estetici e formali.

Per descriverle meglio voglio sottolineare alcune caratteristiche fondamentali dell'originale Raku giapponese e di quello cosiddetto americano.

Una di queste e', nel genere dei Raku, l'impiego di impasti argillosi a cui e' stata aggiunta chamotte soprattutto nella produzione di forme di media e grande dimensione.
Graniglia piu' o meno fine di materiale refrattario indispensabile per evitare rotture del corpo ceramico (ma non escluderle), durante il veloce raffreddamento in uscita dal forno.
Questa chamotte se, da una parte, e' stata la fortuna del genere Raku producendo una inconfondibile caratterizzazione della superficie, dall'altra rende difficoltose sia la lavorazione al tornio che la finitura delle superfici; se non attraverso una complessa compattazione o levigazione con pressione di attrezzi lisci eseguita a durezza cuoio.
Ma questa chamotte se rende piu' facile l'essiccamento delle forme e riduce il rischio di fessurazioni, per contro rende il corpo dell'oggetto piu' fragile sia a secco che a cotto.
Vi e' poi l'annerimento delle parti in argilla scoperte dal rivestimento vetroso che nel Raku americano avviene solo dietro una forte fumigazione e solo con il corpo ceramico rovente.
Questa metodica richiede generalmente la chiusura in contenitori metallici della ceramica incandescente a contatto con comburenti generalmente vegetali; contenitori che trattengono il fumo attorno al pezzo.


RAKU “DOLCE” - Quali sono le potenzialita' tecniche e quindi estetiche?

Il mio metodo “DOLCE” consiste nell'estrarre le ceramiche a bassa temperatura e ottenere ugualmente un annerimento brillante del biscotto; a volte, per evitare di ferire l’oggetto, utilizzo pinze metalliche che nel punto di contatto sono ricoperte di comunissima stoffa di cotone o afferrando la ceramica calda con i guanti e pezzi di cartone.
Per la realizzazione delle forme a Raku Dolce impiego argille senza chamotte e cosi' posso ottenere superfici con elevata finitura anche con la foggiatura al tornio.
L’impiego di argilla senza chamotte mi consente di ottenere forme senza fratture fino a 50-60 cm di diametro.
Quando finisco le superfici utilizzando le patine del genere “Terra Sigillata” posso effettuare le applicazioni a immersione su argilla secca senza rischio di rotture da eccesso di infiltrazione di acqua e ottenere la lettura di ogni dettaglio di eventuali bassorilievi come nelle Terre Sigillate Romane.
Con le patine “terra sigillata” ottengo craquelés incredibilmente rarefatti, molto estesi e rapporti di arancio caldo e nero di derivazione “attica”.
Se impiego vernici trasparenti o colorate ad esempio turchesi posso ottenere superfici pulite e cavilli molto anneriti.
E soprattutto una ottima durezza delle forme anche dopo una cottura Raku.

In sintesi: ho fatto il "raku dolce" perche' mi piaceva fare ceramica Raku ma ero stanco di argille piene di graniglia refrattaria a effetto roccioso-materico, di forme sempre fessurate e troppo fragili, di maleodoranti bidoni per le riduzioni e della puzza di fumo che mi restava sempre addosso.
Adesso posso fare forme ben rifinite che vibrano con suono di campane, dove le argille scoperte dal vetro sono di colore nero etrusco e le "Terre Sigillate" disegnano, con attica nettezza, grandi craquelés girovaganti su superfici color arancio solare.